L’ACCATTIVANTE BEBE’.

È da tempo che vorrei affrontare questo tema, anche se proprio di tema non si tratta…

Dovrei forse dire che è un pensiero ricorrente. Ho sempre detestato quelle bizzarre smorfie che fanno molti adulti di fronte ad una nuova piccola vita, quelle frasi senza senso di cui si capisce solo l’incipit e che poi muoiono in una serie di sillabe senza significato: “ma ciao, ciccirillino di zia, ciccicì coccocò, a bu, a bu, ga ga…”. Per quale strana ragione dovrebbe poi capirle il neonato? Mi sono sempre chiesta, prima di diventare mamma, se mi sarei mai espressa anch’io così. No, per fortuna! Ho sempre parlato ad Aurora come se fosse una persona, non un peluche!

Avremmo anche potuto mettere al mondo uomini e donne già formati, adulti.

Ve lo immaginate papà Carlo che tiene in braccio un omone barbuto appena nato del peso di 70 kg? Evidentemente le dimensioni ed il peso del bebè si addicono meglio alle esigenze anatomiche di mamma e anche di papà per la questione gravidanza/abbracci!

Il fatto di crescere con fatica i propri figli fa sì che ci sentiamo indissolubilmente legati a loro per tutta la vita. Trovarli già adulti avrebbe creato non pochi ostacoli in questo percorso già così difficile.

E se fossimo nati piccoli, ma vecchi come nel film “Il curioso caso di Benjamin Button”? Avremmo assistito a scene stucchevoli come quella descritta poc’anzi?

Un cucciolo raggrinzito e attempato sarebbe stato così accattivante?

Probabilmente anche le aziende che si occupano di abbigliamento per bambini non avrebbero potuto sbizzarrirsi con tutine frou frou, arricchite con temi di orsetti, paperelle, cuoricini, fiorellini e così via!

Al contrario, il bebè rappresenta la modalità migliore per attirare l’attenzione e le simpatie di parenti ed amici. Un bell’inganno, senza dubbio e ci sono cascata pure io, che non smetterei mai di sbaciucchiare la mia bambina.

Andando oltre, se però la consuetudine fosse stata quella di mettere al mondo bimbi già vecchi, forse, essendo quella la normalità, genitori, parenti ed amici avrebbero ugualmente usato quegli insostenibili vezzeggiativi, solo che il bebè ad un certo punto avrebbe anche potuto rispondere: “zietta cara, per piacere, un po’ di contegno!”

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LA CASA

LA CASA.

“Aurora, se elimini i ciucci la Signora dei Ciucci ti farà un bel regalo”.

“Sì mamma, vorrei la casa delle bambole”.

La casa delle bambole è una cosa, ma la casa di Barbie è un altro pianeta!

Dire Barbie è come dire pennarelli, bicicletta, Babbo Natale, cioccolato… insomma: un nome una certezza!

Me la regalarono i nonni… beh, non loro direttamente:  diciamo che inoltrarono istanza formale a Babbo Natale in mio favore e lui accolse la richiesta; sì, perché non credo di averla nemmeno chiesta io la casa delle Barbie, credo sia stata una loro idea.

E non dimenticherò mai quell’emozione (devo dire che riguardo alle sorprese ero una bambina che dava una certa soddisfazione).

Si parla di un pezzo vintage (d’altronde, chi è più vintage di me considerando la mia data di nascita, collocata in pieni anni ’70?), si tratta di una casa che molte bambine hanno sognato.

Ho avuto la fortuna di riceverla davvero e si è mantenuta piuttosto bene negli anni.

Gli amici Angela e Mirko mi parlarono della Signora dei Ciucci. Io e papà Carlo la contattammo e ci promise un grosso regalo in cambio di una rinuncia irrevocabile al ciuccio da parte della nostra piccola Aurora.

Lei, furbescamente, ha accettato senza indugiare e dopo un rituale che ha previsto il lancio del ciuccio (o meglio… dei ciucci) dal terrazzo per liberarsene definitivamente, così come accadde ai sopraccitati amici (eh sì abbiamo copiato in toto), Aurora ha visto comparire una casa più alta di lei che la sta appassionando da giorni.

Ciò ci ha resi felici almeno per tre motivi:

  • eliminazione del ciuccio e delle spiacevoli conseguenze a danno di palato e dentatura;
  • recupero di un pezzo autentico che ha mantenuto intatti il suo significato e la sua utilità (mi piace sempre ridare vita ad un usato che si pensava defunto);
  • grande felicità della nostra cucciola grazie ad un regalo bellissimo ed… economico (anche se Babbo Natale avrà speso un sacco di soldi allora, ma se ammortizziamo il costo su un periodo di trent’anni la questione è ben diversa!)

 

CORTECCIA

Quando ero piccina non avevo una scorza, mi lasciavo impressionare da qualsiasi evento avesse luogo anche nel più remoto angolo della Terra o di altri pianeti! Se qualcuno stava male credevo di essere malata pure io (una forma di ipocondria solidale), se una persona era triste non riuscivo più a gioire, scrivevo canzoni che raccontavano vite altrui, mi immedesimavo in qualsiasi situazione avversa capitasse a chiunque, addirittura mi bastava vedere un film per identificarmi nel protagonista (soprattutto se si trattava di una persona colpita da sciagure di vario genere).

Oggi rimpiango questa vita sofferta e sento di essere meno empatica con il resto del pianeta; non che mi disinteressi, questo no, ma fatico a scendere nei precipizi in cui mi insediavo frequentemente allora.

Forse ero una persona migliore?

Sarà che da betulla si passa a quercia?

Sarà che non si ha il tempo materiale per entrare nelle voragini delle altre vite?

Il tempo per pensarci.

Lo troverò durante i miei tragitti quotidiani.

E mi ricorderò delle vicende di Tom Hanks in Philadelphia, ma anche di quegli eventi faticosi realmente accaduti alle altre persone.

Questa non deve essere un’imposizione, bensì una ricerca di quello strato sottile che ricopre la nostra anima.

Certo, si è più indifesi, ma sostanziali.

LE FOTOGRAFIE IMPERFETTe

Ogni giorno arrivano ispirazioni, ma sono fugaci, non riesco ad acchiapparle e poi si perdono nelle anse del mio cervello complicato. E poi penso: “si vede che non avevi niente di particolare da raccontare o da dire”.

Invece di spunti ne avrei, ma è come se scattassi foto sempre sfocate.

Sto iniziando a pensare che, però, le foto non a fuoco hanno il loro perché e anche quelle in cui il soggetto è tagliato! Non dovrei più cancellarle. Forse sono addirittura le migliori. Se ti metti in posa che cavolo di gusto c’è? Se catturo un movimento inaspettato allora sì che ho fotografato la vitalità. E allora, dopo mesi, torno a scrivere, magari mille emozioni e poi… ancora silenzio, non ne dubito! Ma tanto qui dentro non ci sono codici e voi, amici lettori, già lo sapete. Sapete anche che non vi abbandono e che ogni volta ritorno. Come una mamma che porta la sua cucciola all’odiato asilo estivo e poi, mantenendo la promessa, va a riprenderla, tutti i giorni e ogni giorno sempre un po’ prima, se riesce.

Le foto imperfette hanno il sapore dell’avventura, delle storie inventate o di quelle non concluse perché ti addormenti prima dei tuoi figli, dell’estate calda che ti abbatte, ma ti fortifica se poi riesci a tuffarti nel blu e della prima colazione con caffè bollente e torta fatta in casa, anche se è brutta!

L’imperfezione è ispirazione.

Carnevale: mica pizza e fichi!

Quest’anno il tema è sempre edibile,  ma dal dolce panettone #Bauli siamo passati al salato: la pizza! Aurora si è divertita molto, anche perché con l’età aumenta la consapevolezza e con feltro e colla a caldo puoi fare di tutto, tanto che ormai li usiamo anche per preparare la colazione 😁! Le reazioni sono state positive: chi non conosceva il significato dell’espressione “mica pizza e fichi” (che si usa relativamente a qualcosa che non è da poco) esclamava: “guarda: una pizza con i fichi!” e gli altri se la ridevano, mentre la cucciola procedeva tronfia con in testa il suo cappello da chef (però quello l’ho cucito con ago e filo). Ed ecco il risultato:

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Here I am.

Non seguo molto le vicende sportive, ma ci sono stati casi di grandi campioni che all’apice della propria carriera hanno optato per smettere. Un amico giorni fa mi ha suggerito di approfondire questo tema. Avrei avuto un’altra idea, ma poi il 25 dicembre 2016 #georgemichael se n’è andato ed è diventata questa la storia da raccontare. Per me lui è un esempio di vincente che smette, nel senso che era da molto che non realizzava nuovi brani e poi, purtroppo, è finita così. Credo, però, che quelli che ha creato siano dei pezzi di storia, per fortuna incancellabili. Possono essere distrutti materialmente i supporti, le sale prove, gli stadi, i teatri dove gli artisti come lui si sono esibiti, ma le canzoni rimarranno impresse per sempre nei nostri ricordi, anzi: apparterranno alla nostra vita, come la grande nevicata del 1985 nel nord Italia, il primo bacio, i racconti dei nonni, il primo film al cinema… Così sei stato tu per me, come se ti avessi persino conosciuto. Allora ascoltavo le “musicassette”, ricordo la copertina affollata di “Listen without prejudice”, i testi delle tue canzoni, di tutte le tue canzoni. Ricordo nonna Grazia che un giorno mi disse (da abile cantante lirica quale era): “lui ha una voce bellissima”. Ecco perché farai sempre parte della mia vita, ecco perché vorrò insegnare alla piccola Aurora che chi fa musica come te lo fa perché ha un grande cuore e non solo perché possiede la tecnica, ecco perché ti ho seguito nei tuoi concerti. Il primo fu a Monaco di Baviera per i 25 anni di carriera, con l’amico Walter. Forse ve l’ho già raccontato, ma anche questo ricordo è più che mai vivo dentro di me: lui uscì sul palcoscenico solo verso la fine del brano “Waiting (reprise)”, lo vidi là, elegantemente vestito di nero, in mezzo ad una folla in adorazione e pensai: ” Ah, ma allora tu esisti!” e mi si chiuse la gola al suo arrivo. Questo sei tu e verrò a renderti omaggio sulla tua lapide. Grazie per la fabbrica di sogni che hai costruito nella mia cameretta, certo, in quelle occasioni venivi spesso a trovarmi! La prendo così, come se avessi ritenuto di aver dato anche troppo in questo mondo, come se avessi voluto ritirarti in privato. Moltissimi ti sono venuti a salutare in questi giorni, segno che anche per loro sei stato un campione. Non hai voluto esagerare,  non hai voluto ripetere te stesso o rischiare di diventare banale. Bisogna sapersi accontentare e ciò contribuisce a conservare intatta la magia, con equilibrio, senza strafare, senza troppi virtuosismi: quelli raggiungono solo le orecchie e poi se ne tornano nella gola di chi li ha generati. Tu eri di più: eri la voce, la gioia di trasmettere la tua intima esperienza della vita a milioni di persone, anzi lo sei! Grazie, amico George. Ora puoi goderti il tuo meritato riposo ed il tuo…ritiro dalle scene.

Waiting (Reprise)”

Well there ain’t no point in moving on
Until you’ve got somewhere to go
And the road that i have walked upon
Well it filled my pockets
And emptied out my soul

All those insecurities
That have held me down for so long
I can’t say i’ve found a cure for these
But at least i know them
So they’re not so strong

You look for your dreams in heaven
But what the hell are you supposed to do
When they come true?

Well there’s one year of my life in the songs
And some of them are about you
Now i know there’s no way i can write those wrongs
Believe me
I would not lie you’ve hurt my pride
And i guess there’s a road without you

But you once said
There’s a way back for every man
So here i am
Don’t people change, here i am
Is it too late to try again
HERE I AM…

Costruire.

È da molto che non nutro la sezione musicale di questo blog. E pensare che ho la passione per la musica!  Provvediamo immediatamente con un artista italiano ed un suo brano geniale. Ditemi se è possibile descrivere così efficacemente gli abissi della nostra esistenza. Certo che lo è, almeno per lui. Che invidia!

 

Poche balle!

E quest’anno per la festa di S. Michele (patrono del paese in cui viviamo) ci siamo proprio sbizzarriti. Papà Frog con la colla a caldo, io con l’assemblaggio dele stoffe gentilmente forniteci da Frog’s mum. Per ora Aurora pensa che i signori che abbiamo realizzato siano due suoi amici o pseudoparenti che abitano con noi (così non serve nemmeno che le facciamo un fratellino o una sorellina 😂)! Li abbiamo esposti in un punto strategico del paese e sono piaciuti a molte persone. Un grazie è dovuto alla siura Marisa, che ci ha profondamente ispirati (praticamente ne aveva fatti due per casa sua e noi abbiamo copiato l’idea). Dopo la festa sono diventati di famiglia ed ora vivono in giardino. Vediamo se potranno rendersi utili per allontanare i passeri! In ogni caso sappiate che siamo persone sincere, quindi sono state le uniche balle che abbiamo fatto entrare in casa!

 

Clark Kent ed i leoni da tastiera.

La prima apparizione di Superman nei fumetti Action Comics risale al lontano 1938. Peccato, perché se il suo alter ego, Clark Kent avesse avuto davanti un pc ed una rete sociale tipo Faccialibro, ad esempio, l’avrei immaginato quale eccellente esemplare di leone da tastiera!

In realtà, però, il paragone si ferma qui nel senso che il coraggioso animale è tale quando ha “sottomano” una tastiera, appunto, ed in questi panni è capace delle più fantasiose nefandezze virtuali (che però possono ferire più di un artiglio). Clark, al contrario, è un uomo buono. Il leone, quando poi spegne il pc torna ad immergersi nel proprio mediocre anonimato,  ritrae i denti aguzzi, abbassa la criniera covando dentro se imperscrutabili intenzioni empie: offendere le sue prede, lanciare moniti di giustizia universale, deridere alcune categorie che considera inferiori, vantarsi per la sua ineccepibile condotta, o anche semplicemente atteggiarsi a predatore per ottenere condivisioni.

Se qualcuno osa rispondere efficacemente varcando la soglia della virtualità, il leone adduce scuse tipo “ho scritto a mia insaputa”, “ho premuto il tasto invio per errore”, “mia figlia di un anno ha scritto quel messaggio al posto mio”, “un hacker si è impossessato del mio profilo”.

Clark Kent è l’alter ego di un eroe che cerca di nascondere la sua nobile identità ad ogni costo annichilendosi dietro alle scartoffie della sua scrivania ed ai suoi occhiali dozzinali. Egli è Superman, ma non desidera sentirsi tale. Se qualcuno lo riconoscerà nella vita reale sarà per ringraziarlo, ma lui, schivo, si leverà in volo e sparirà.

Il leone da tastiera è l’alter ego di un omuncolo che cerca di nascondere la sua mediocre identità ad ogni costo, annichilito com’è dietro alle scartoffie della sua scrivania ed ai suoi occhiali dozzinali. Desidererebbe così tanto essere Superman. Se qualcuno lo riconoscerà nella vita reale, non potendo levarsi in volo, sparirà… da Facebook!

 

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