Carnevale: mica pizza e fichi!

Quest’anno il tema è sempre edibile,  ma dal dolce panettone #Bauli siamo passati al salato: la pizza! Aurora si è divertita molto, anche perché con l’età aumenta la consapevolezza e con feltro e colla a caldo puoi fare di tutto, tanto che ormai li usiamo anche per preparare la colazione 😁! Le reazioni sono state positive: chi non conosceva il significato dell’espressione “mica pizza e fichi” (che si usa relativamente a qualcosa che non è da poco) esclamava: “guarda: una pizza con i fichi!” e gli altri se la ridevano, mentre la cucciola procedeva tronfia con in testa il suo cappello da chef (però quello l’ho cucito con ago e filo). Ed ecco il risultato:

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Here I am.

Non seguo molto le vicende sportive, ma ci sono stati casi di grandi campioni che all’apice della propria carriera hanno optato per smettere. Un amico giorni fa mi ha suggerito di approfondire questo tema. Avrei avuto un’altra idea, ma poi il 25 dicembre 2016 #georgemichael se n’è andato ed è diventata questa la storia da raccontare. Per me lui è un esempio di vincente che smette, nel senso che era da molto che non realizzava nuovi brani e poi, purtroppo, è finita così. Credo, però, che quelli che ha creato siano dei pezzi di storia, per fortuna incancellabili. Possono essere distrutti materialmente i supporti, le sale prove, gli stadi, i teatri dove gli artisti come lui si sono esibiti, ma le canzoni rimarranno impresse per sempre nei nostri ricordi, anzi: apparterranno alla nostra vita, come la grande nevicata del 1985 nel nord Italia, il primo bacio, i racconti dei nonni, il primo film al cinema… Così sei stato tu per me, come se ti avessi persino conosciuto. Allora ascoltavo le “musicassette”, ricordo la copertina affollata di “Listen without prejudice”, i testi delle tue canzoni, di tutte le tue canzoni. Ricordo nonna Grazia che un giorno mi disse (da abile cantante lirica quale era): “lui ha una voce bellissima”. Ecco perché farai sempre parte della mia vita, ecco perché vorrò insegnare alla piccola Aurora che chi fa musica come te lo fa perché ha un grande cuore e non solo perché possiede la tecnica, ecco perché ti ho seguito nei tuoi concerti. Il primo fu a Monaco di Baviera per i 25 anni di carriera, con l’amico Walter. Forse ve l’ho già raccontato, ma anche questo ricordo è più che mai vivo dentro di me: lui uscì sul palcoscenico solo verso la fine del brano “Waiting (reprise)”, lo vidi là, elegantemente vestito di nero, in mezzo ad una folla in adorazione e pensai: ” Ah, ma allora tu esisti!” e mi si chiuse la gola al suo arrivo. Questo sei tu e verrò a renderti omaggio sulla tua lapide. Grazie per la fabbrica di sogni che hai costruito nella mia cameretta, certo, in quelle occasioni venivi spesso a trovarmi! La prendo così, come se avessi ritenuto di aver dato anche troppo in questo mondo, come se avessi voluto ritirarti in privato. Moltissimi ti sono venuti a salutare in questi giorni, segno che anche per loro sei stato un campione. Non hai voluto esagerare,  non hai voluto ripetere te stesso o rischiare di diventare banale. Bisogna sapersi accontentare e ciò contribuisce a conservare intatta la magia, con equilibrio, senza strafare, senza troppi virtuosismi: quelli raggiungono solo le orecchie e poi se ne tornano nella gola di chi li ha generati. Tu eri di più: eri la voce, la gioia di trasmettere la tua intima esperienza della vita a milioni di persone, anzi lo sei! Grazie, amico George. Ora puoi goderti il tuo meritato riposo ed il tuo…ritiro dalle scene.

Waiting (Reprise)”

Well there ain’t no point in moving on
Until you’ve got somewhere to go
And the road that i have walked upon
Well it filled my pockets
And emptied out my soul

All those insecurities
That have held me down for so long
I can’t say i’ve found a cure for these
But at least i know them
So they’re not so strong

You look for your dreams in heaven
But what the hell are you supposed to do
When they come true?

Well there’s one year of my life in the songs
And some of them are about you
Now i know there’s no way i can write those wrongs
Believe me
I would not lie you’ve hurt my pride
And i guess there’s a road without you

But you once said
There’s a way back for every man
So here i am
Don’t people change, here i am
Is it too late to try again
HERE I AM…

Costruire.

È da molto che non nutro la sezione musicale di questo blog. E pensare che ho la passione per la musica!  Provvediamo immediatamente con un artista italiano ed un suo brano geniale. Ditemi se è possibile descrivere così efficacemente gli abissi della nostra esistenza. Certo che lo è, almeno per lui. Che invidia!

 

Poche balle!

E quest’anno per la festa di S. Michele (patrono del paese in cui viviamo) ci siamo proprio sbizzarriti. Papà Frog con la colla a caldo, io con l’assemblaggio dele stoffe gentilmente forniteci da Frog’s mum. Per ora Aurora pensa che i signori che abbiamo realizzato siano due suoi amici o pseudoparenti che abitano con noi (così non serve nemmeno che le facciamo un fratellino o una sorellina 😂)! Li abbiamo esposti in un punto strategico del paese e sono piaciuti a molte persone. Un grazie è dovuto alla siura Marisa, che ci ha profondamente ispirati (praticamente ne aveva fatti due per casa sua e noi abbiamo copiato l’idea). Dopo la festa sono diventati di famiglia ed ora vivono in giardino. Vediamo se potranno rendersi utili per allontanare i passeri! In ogni caso sappiate che siamo persone sincere, quindi sono state le uniche balle che abbiamo fatto entrare in casa!

 

Clark Kent ed i leoni da tastiera.

La prima apparizione di Superman nei fumetti Action Comics risale al lontano 1938. Peccato, perché se il suo alter ego, Clark Kent avesse avuto davanti un pc ed una rete sociale tipo Faccialibro, ad esempio, l’avrei immaginato quale eccellente esemplare di leone da tastiera!

In realtà, però, il paragone si ferma qui nel senso che il coraggioso animale è tale quando ha “sottomano” una tastiera, appunto, ed in questi panni è capace delle più fantasiose nefandezze virtuali (che però possono ferire più di un artiglio). Clark, al contrario, è un uomo buono. Il leone, quando poi spegne il pc torna ad immergersi nel proprio mediocre anonimato,  ritrae i denti aguzzi, abbassa la criniera covando dentro se imperscrutabili intenzioni empie: offendere le sue prede, lanciare moniti di giustizia universale, deridere alcune categorie che considera inferiori, vantarsi per la sua ineccepibile condotta, o anche semplicemente atteggiarsi a predatore per ottenere condivisioni.

Se qualcuno osa rispondere efficacemente varcando la soglia della virtualità, il leone adduce scuse tipo “ho scritto a mia insaputa”, “ho premuto il tasto invio per errore”, “mia figlia di un anno ha scritto quel messaggio al posto mio”, “un hacker si è impossessato del mio profilo”.

Clark Kent è l’alter ego di un eroe che cerca di nascondere la sua nobile identità ad ogni costo annichilendosi dietro alle scartoffie della sua scrivania ed ai suoi occhiali dozzinali. Egli è Superman, ma non desidera sentirsi tale. Se qualcuno lo riconoscerà nella vita reale sarà per ringraziarlo, ma lui, schivo, si leverà in volo e sparirà.

Il leone da tastiera è l’alter ego di un omuncolo che cerca di nascondere la sua mediocre identità ad ogni costo, annichilito com’è dietro alle scartoffie della sua scrivania ed ai suoi occhiali dozzinali. Desidererebbe così tanto essere Superman. Se qualcuno lo riconoscerà nella vita reale, non potendo levarsi in volo, sparirà… da Facebook!

 

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Give Flowers a chance!

Mi fermo con l’auto al semaforo e guardo distrattamente fuori dal finestrino: scorgo un bellissimo poggiolo fiorito, in mezzo a tutti gli altri balconi anonimi. Penso che se anche gli altri inquilini avessero addobbato il proprio ponte sul mondo in questo modo, l’edificio sarebbe diventato speciale, anziché normale. Ma forse per la maggior parte delle persone è troppo faticoso od inutile cercare di aumentare la qualità della propria esistenza! Mi piace chi abita là, anche se credo che non conoscerò mai queste persone; condivido il piacere di fare cose che altri non fanno, di andare contro corrente ed anche la voglia di fare fatica per migliorare la propria vita. Potrei suonare al vostro campanello e dirvelo, ma il semaforo è verde… Grazie per le fantasie che avete scatenato in me. Magari in realtà si tratta  solo dell’abitazione di un fioraio!

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Descrizione di Amore.

20160521_133053-1Pensavo dormissi già ed invece, girandoti verso di me, mi hai guardata negli occhi; io li ho chiusi repentinamente per farti credere che stessi già dormendo, tu hai alzato una mano e senza aggiungere nulla, l’hai posata sui miei capelli, accarezzandoli più volte. Io ho trattenuto il respiro affinché questo momento rimanesse imperturbato in eterno ed insieme abbiamo fatto fermare la Terra, figlia mia. Grazie perché in questo modo hai annullato tutte le mie imperfezioni.

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Non sono una persona costante.

Non mi piacciono le situazioni ripetitive e le abitudini vincolanti.

Credo lo aveste già capito.

Ho, però, molti buoni propositi! Uno di questi prevede di inserire periodicamente nel blog i lavoretti che preparerò assieme a mia figlia in occasione delle feste. Il primo che pubblico è uno sciocco cucchiaio-coniglio. In realtà Aurora era interessata più che altro allo scotch (infatti poi se l’è pure mangiato!). In ogni caso, questo è il risultato. Buona Pasqua a tutti 🙂

 

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Il nostro Carnevale.

Arrivo, anacronistica come al solito, ma consapevole del fatto che quando fra un po’ di tempo qualcuno leggerà questo “articolo” non farà sicuramente caso alla data, bensì al contenuto (mi auguro).

Vi racconto il nostro Carnevale, scritto maiuscolo perché è stata una vera festa! Noi, genitori della piccola Aurora, assieme a nonna Anelise abbiamo assaporato ogni minuto trascorso assieme a lei ed è stato davvero molto divertente vedere le reazioni delle persone che la osservavano travestita da… panettone! Ebbene sì, ho avuto una delle mie idee malsane, ma quando arrivano non posso evitarle: mi devo soggiogare ai comandi del mio cervello e debbo eseguire gli ordini che mi impartisce.

La premessa è che io non so cucire. Anche quando cerco di fissare un bottone a qualsiasi capo sono consapevole che il bottone (non il capo) avrà vita breve. Nonostante ciò, a causa di quanto esposto, ho dovuto subire le mie idee ed iniziare a confezionare (parolone, lo so) un bel vestitino per la mia piccola utilizzando un vecchio copriletto da me rovinato durante un’infelice sessione di stiratura (non addentriamoci, per pietà!). Riporterò le prove fotografiche delle varie fasi ed il risultato finale, in modo che possiate ammirare 🙂 con i vostri stessi occhi! Ovviamente il tutto è avvenuto di sera/notte mentre la cucciola dormiva. Il primo problema è stato capire le dimensioni. Avevo optato per un abito piuttosto ampio, in modo da lasciare lo spazio per indossare sotto una giacca invernale. Il risultato è stato… grande, molto grande… così grande che era abbondante persino per me! Ho appreso questo concetto alle 23.30 ed ho, quindi, ricominciato daccapo a disegnare, tagliare e cucire l’abito giusto per la piccola (e sono arrivate le 4 di notte)! Ho piegato in due il tessuto sfruttando la cucitura almeno per la parte superiore delle braccia ed il resto l’ho ultimato io, optando per del buon pannolenci (come appresi leggendo uno scritto della mia amica Angela) per evitare di dover anche cucire gli orli.

La gente ha apprezzato tantissimo l’idea e molte persone ci hanno più volte fermati durante la nostra “sfilata” chiedendoci il permesso di fotografare la bimba!

Ho voluto anche condividere questo momento molto divertente con gli -ormai- amici della Bauli, inconsapevoli di averci fornito parte del materiale per la maschera! Sono stati così contenti e gentili che ci hanno inviato una grandissima colomba (il dolce) da gustare a Pasqua ed ulteriori dolciumi deliziosi.

Ecco cosa hanno scritto sulla loro pagina Facebook dopo la pubblicazione delle foto: “Ciao Giorgia! Queste foto riempiono veramente il cuore. Da quando abbiamo visto questa foto tutto il team Bauli ha un sorriso da Verona fino a Trento! Un saluto a te e alla tua splendida, piccola Pandorina!”.

La soddisfazione, come immaginate, è stata immensa: primo perché Aurora si è divertita moltissimo, secondo perché sono riuscita a fare qualcosa con le mie mani ottenendo un riscontro decisamente non sperato. So che questo car… anzi Carnevale rimarrà per sempre nei nostri aneddoti e nel nostro cuore!

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