Here I am.

Non seguo molto le vicende sportive, ma ci sono stati casi di grandi campioni che all’apice della propria carriera hanno optato per smettere. Un amico giorni fa mi ha suggerito di approfondire questo tema. Avrei avuto un’altra idea, ma poi il 25 dicembre 2016 #georgemichael se n’è andato ed è diventata questa la storia da raccontare. Per me lui è un esempio di vincente che smette, nel senso che era da molto che non realizzava nuovi brani e poi, purtroppo, è finita così. Credo, però, che quelli che ha creato siano dei pezzi di storia, per fortuna incancellabili. Possono essere distrutti materialmente i supporti, le sale prove, gli stadi, i teatri dove gli artisti come lui si sono esibiti, ma le canzoni rimarranno impresse per sempre nei nostri ricordi, anzi: apparterranno alla nostra vita, come la grande nevicata del 1985 nel nord Italia, il primo bacio, i racconti dei nonni, il primo film al cinema… Così sei stato tu per me, come se ti avessi persino conosciuto. Allora ascoltavo le “musicassette”, ricordo la copertina affollata di “Listen without prejudice”, i testi delle tue canzoni, di tutte le tue canzoni. Ricordo nonna Grazia che un giorno mi disse (da abile cantante lirica quale era): “lui ha una voce bellissima”. Ecco perché farai sempre parte della mia vita, ecco perché vorrò insegnare alla piccola Aurora che chi fa musica come te lo fa perché ha un grande cuore e non solo perché possiede la tecnica, ecco perché ti ho seguito nei tuoi concerti. Il primo fu a Monaco di Baviera per i 25 anni di carriera, con l’amico Walter. Forse ve l’ho già raccontato, ma anche questo ricordo è più che mai vivo dentro di me: lui uscì sul palcoscenico solo verso la fine del brano “Waiting (reprise)”, lo vidi là, elegantemente vestito di nero, in mezzo ad una folla in adorazione e pensai: ” Ah, ma allora tu esisti!” e mi si chiuse la gola al suo arrivo. Questo sei tu e verrò a renderti omaggio sulla tua lapide. Grazie per la fabbrica di sogni che hai costruito nella mia cameretta, certo, in quelle occasioni venivi spesso a trovarmi! La prendo così, come se avessi ritenuto di aver dato anche troppo in questo mondo, come se avessi voluto ritirarti in privato. Moltissimi ti sono venuti a salutare in questi giorni, segno che anche per loro sei stato un campione. Non hai voluto esagerare,  non hai voluto ripetere te stesso o rischiare di diventare banale. Bisogna sapersi accontentare e ciò contribuisce a conservare intatta la magia, con equilibrio, senza strafare, senza troppi virtuosismi: quelli raggiungono solo le orecchie e poi se ne tornano nella gola di chi li ha generati. Tu eri di più: eri la voce, la gioia di trasmettere la tua intima esperienza della vita a milioni di persone, anzi lo sei! Grazie, amico George. Ora puoi goderti il tuo meritato riposo ed il tuo…ritiro dalle scene.

Waiting (Reprise)”

Well there ain’t no point in moving on
Until you’ve got somewhere to go
And the road that i have walked upon
Well it filled my pockets
And emptied out my soul

All those insecurities
That have held me down for so long
I can’t say i’ve found a cure for these
But at least i know them
So they’re not so strong

You look for your dreams in heaven
But what the hell are you supposed to do
When they come true?

Well there’s one year of my life in the songs
And some of them are about you
Now i know there’s no way i can write those wrongs
Believe me
I would not lie you’ve hurt my pride
And i guess there’s a road without you

But you once said
There’s a way back for every man
So here i am
Don’t people change, here i am
Is it too late to try again
HERE I AM…
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Costruire.

È da molto che non nutro la sezione musicale di questo blog. E pensare che ho la passione per la musica!  Provvediamo immediatamente con un artista italiano ed un suo brano geniale. Ditemi se è possibile descrivere così efficacemente gli abissi della nostra esistenza. Certo che lo è, almeno per lui. Che invidia!

 

E arriva anche George.

Sì, lui, il grande George Michael non può mancare tra i miei preferiti. La sua voce è miele, me lo diceva anche nonna quando ero una ragazzina e lo ascoltavo “a palo”! Conoscevo a memoria i testi di tutte le sue canzoni ed è possibile che la sua musica abbia instillato nel mio animo l’amore verso particolari atmosfere musicali. Se non sbaglio era il 31 ottobre 2006, l’amico Walter ed io eravamo a Monaco all’Olympiahalle per assistere  al concerto del tour 25 Live con cui George celebrava 25 anni di carriera e la raccolta Twenty Five. Lo spettacolo a cui assistemmo fu straordinario e quando George uscì sul palco intonando Waiting (Reprise) commentai incredula tra me e me: “Ma allora esisti!”.

George è l’autore del brano che amo di più in assoluto, almeno in questo sistema solare. Esagero? Beh, provate ad ascoltarlo e mi direte! Freedom 90 è sicuramente una canzone senza calzini.

Higher ground.

Inauguriamo la sezione “musica” del blog. In realtà è la mia prima passione, la musica intendo e non so perché ve ne parli solo ora. Vorrei iniziare con i miei artisti preferiti. Oggi mi sento ispirata dai gruppi, quindi via di RHCP (Red Hot Chili Peppers)! Inizierei con una loro cover di un altro grandissimo cantante e musicista: Stevie Wonder. Il brano si chiama “Higher ground” ed è impossibile stare fermi quando lo si ascolta.

Ricordo associato: nessuno in particolare relativamente al brano, ma molti riguardo all’amico Diego che una marea di anni fa mi fece conoscere questo gruppo. Grazie.

Godetevelo tutto!

Ecco, però, l’originale: