Poche balle!

E quest’anno per la festa di S. Michele (patrono del paese in cui viviamo) ci siamo proprio sbizzarriti. Papà Frog con la colla a caldo, io con l’assemblaggio dele stoffe gentilmente forniteci da Frog’s mum. Per ora Aurora pensa che i signori che abbiamo realizzato siano due suoi amici o pseudoparenti che abitano con noi (così non serve nemmeno che le facciamo un fratellino o una sorellina 😂)! Li abbiamo esposti in un punto strategico del paese e sono piaciuti a molte persone. Un grazie è dovuto alla siura Marisa, che ci ha profondamente ispirati (praticamente ne aveva fatti due per casa sua e noi abbiamo copiato l’idea). Dopo la festa sono diventati di famiglia ed ora vivono in giardino. Vediamo se potranno rendersi utili per allontanare i passeri! In ogni caso sappiate che siamo persone sincere, quindi sono state le uniche balle che abbiamo fatto entrare in casa!

 

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Clark Kent ed i leoni da tastiera.

La prima apparizione di Superman nei fumetti Action Comics risale al lontano 1938. Peccato, perché se il suo alter ego, Clark Kent avesse avuto davanti un pc ed una rete sociale tipo Faccialibro, ad esempio, l’avrei immaginato quale eccellente esemplare di leone da tastiera!

In realtà, però, il paragone si ferma qui nel senso che il coraggioso animale è tale quando ha “sottomano” una tastiera, appunto, ed in questi panni è capace delle più fantasiose nefandezze virtuali (che però possono ferire più di un artiglio). Clark, al contrario, è un uomo buono. Il leone, quando poi spegne il pc torna ad immergersi nel proprio mediocre anonimato,  ritrae i denti aguzzi, abbassa la criniera covando dentro se imperscrutabili intenzioni empie: offendere le sue prede, lanciare moniti di giustizia universale, deridere alcune categorie che considera inferiori, vantarsi per la sua ineccepibile condotta, o anche semplicemente atteggiarsi a predatore per ottenere condivisioni.

Se qualcuno osa rispondere efficacemente varcando la soglia della virtualità, il leone adduce scuse tipo “ho scritto a mia insaputa”, “ho premuto il tasto invio per errore”, “mia figlia di un anno ha scritto quel messaggio al posto mio”, “un hacker si è impossessato del mio profilo”.

Clark Kent è l’alter ego di un eroe che cerca di nascondere la sua nobile identità ad ogni costo annichilendosi dietro alle scartoffie della sua scrivania ed ai suoi occhiali dozzinali. Egli è Superman, ma non desidera sentirsi tale. Se qualcuno lo riconoscerà nella vita reale sarà per ringraziarlo, ma lui, schivo, si leverà in volo e sparirà.

Il leone da tastiera è l’alter ego di un omuncolo che cerca di nascondere la sua mediocre identità ad ogni costo, annichilito com’è dietro alle scartoffie della sua scrivania ed ai suoi occhiali dozzinali. Desidererebbe così tanto essere Superman. Se qualcuno lo riconoscerà nella vita reale, non potendo levarsi in volo, sparirà… da Facebook!

 

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Give Flowers a chance!

Mi fermo con l’auto al semaforo e guardo distrattamente fuori dal finestrino: scorgo un bellissimo poggiolo fiorito, in mezzo a tutti gli altri balconi anonimi. Penso che se anche gli altri inquilini avessero addobbato il proprio ponte sul mondo in questo modo, l’edificio sarebbe diventato speciale, anziché normale. Ma forse per la maggior parte delle persone è troppo faticoso od inutile cercare di aumentare la qualità della propria esistenza! Mi piace chi abita là, anche se credo che non conoscerò mai queste persone; condivido il piacere di fare cose che altri non fanno, di andare contro corrente ed anche la voglia di fare fatica per migliorare la propria vita. Potrei suonare al vostro campanello e dirvelo, ma il semaforo è verde… Grazie per le fantasie che avete scatenato in me. Magari in realtà si tratta  solo dell’abitazione di un fioraio!

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Descrizione di Amore.

20160521_133053-1Pensavo dormissi già ed invece, girandoti verso di me, mi hai guardata negli occhi; io li ho chiusi repentinamente per farti credere che stessi già dormendo, tu hai alzato una mano e senza aggiungere nulla, l’hai posata sui miei capelli, accarezzandoli più volte. Io ho trattenuto il respiro affinché questo momento rimanesse imperturbato in eterno ed insieme abbiamo fatto fermare la Terra, figlia mia. Grazie perché in questo modo hai annullato tutte le mie imperfezioni.

Lavoretti pasquali 1

Non sono una persona costante.

Non mi piacciono le situazioni ripetitive e le abitudini vincolanti.

Credo lo aveste già capito.

Ho, però, molti buoni propositi! Uno di questi prevede di inserire periodicamente nel blog i lavoretti che preparerò assieme a mia figlia in occasione delle feste. Il primo che pubblico è uno sciocco cucchiaio-coniglio. In realtà Aurora era interessata più che altro allo scotch (infatti poi se l’è pure mangiato!). In ogni caso, questo è il risultato. Buona Pasqua a tutti 🙂

 

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Il nostro Carnevale.

Arrivo, anacronistica come al solito, ma consapevole del fatto che quando fra un po’ di tempo qualcuno leggerà questo “articolo” non farà sicuramente caso alla data, bensì al contenuto (mi auguro).

Vi racconto il nostro Carnevale, scritto maiuscolo perché è stata una vera festa! Noi, genitori della piccola Aurora, assieme a nonna Anelise abbiamo assaporato ogni minuto trascorso assieme a lei ed è stato davvero molto divertente vedere le reazioni delle persone che la osservavano travestita da… panettone! Ebbene sì, ho avuto una delle mie idee malsane, ma quando arrivano non posso evitarle: mi devo soggiogare ai comandi del mio cervello e debbo eseguire gli ordini che mi impartisce.

La premessa è che io non so cucire. Anche quando cerco di fissare un bottone a qualsiasi capo sono consapevole che il bottone (non il capo) avrà vita breve. Nonostante ciò, a causa di quanto esposto, ho dovuto subire le mie idee ed iniziare a confezionare (parolone, lo so) un bel vestitino per la mia piccola utilizzando un vecchio copriletto da me rovinato durante un’infelice sessione di stiratura (non addentriamoci, per pietà!). Riporterò le prove fotografiche delle varie fasi ed il risultato finale, in modo che possiate ammirare 🙂 con i vostri stessi occhi! Ovviamente il tutto è avvenuto di sera/notte mentre la cucciola dormiva. Il primo problema è stato capire le dimensioni. Avevo optato per un abito piuttosto ampio, in modo da lasciare lo spazio per indossare sotto una giacca invernale. Il risultato è stato… grande, molto grande… così grande che era abbondante persino per me! Ho appreso questo concetto alle 23.30 ed ho, quindi, ricominciato daccapo a disegnare, tagliare e cucire l’abito giusto per la piccola (e sono arrivate le 4 di notte)! Ho piegato in due il tessuto sfruttando la cucitura almeno per la parte superiore delle braccia ed il resto l’ho ultimato io, optando per del buon pannolenci (come appresi leggendo uno scritto della mia amica Angela) per evitare di dover anche cucire gli orli.

La gente ha apprezzato tantissimo l’idea e molte persone ci hanno più volte fermati durante la nostra “sfilata” chiedendoci il permesso di fotografare la bimba!

Ho voluto anche condividere questo momento molto divertente con gli -ormai- amici della Bauli, inconsapevoli di averci fornito parte del materiale per la maschera! Sono stati così contenti e gentili che ci hanno inviato una grandissima colomba (il dolce) da gustare a Pasqua ed ulteriori dolciumi deliziosi.

Ecco cosa hanno scritto sulla loro pagina Facebook dopo la pubblicazione delle foto: “Ciao Giorgia! Queste foto riempiono veramente il cuore. Da quando abbiamo visto questa foto tutto il team Bauli ha un sorriso da Verona fino a Trento! Un saluto a te e alla tua splendida, piccola Pandorina!”.

La soddisfazione, come immaginate, è stata immensa: primo perché Aurora si è divertita moltissimo, secondo perché sono riuscita a fare qualcosa con le mie mani ottenendo un riscontro decisamente non sperato. So che questo car… anzi Carnevale rimarrà per sempre nei nostri aneddoti e nel nostro cuore!

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Natale a gennaio.

Finalmente raccolgo forze ed idee per tradurre in parole le emozioni. Troppa l’attesa di vedere negli occhi di mia figlia lo stupore dovuto al Natale. Così, quando finalmente è arrivato, me lo sono perso; è corso via mentre cercavo ancora di assaporare la luce, il calore, il nostalgico sospiro rivolto al passato, anche in parte la consueta tristezza che racchiude in sé, oltre al suo primo vero significato.  Allora mi sono chiesta come recuperare  questa giornata fagocitata forse più delle altre dal senso del dovere. Dove troverò un’altra spiaggia salvifica alla quale approdare e sulla quale far riemergere la mia identità? In realtà mi è bastato guardare lei negli occhi ed il senso di tutto si è rimesso a fuoco da solo. Il proposito per questo nuovo anno, che altro non è che il prolungamento di quello passato è, in ogni caso, di cercare sempre questo posto, anche a volte con fatica. Affinché mia figlia possa pensare di avere avuto una madre che forse non ci è riuscita, ma almeno ci ha lavorato. Tanti auguri.

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Preferisco la guerra.

Non pensavo l’avrei mai detto, ma è così: se combatti contro il nemico ne sei consapevole. Ti adoperi per difendere il tuo Paese, ti sacrifichi eventualmente per la Patria. Ma se penso di portare in gita mia figlia a vedere la torre Eiffel non è possibile che rischiamo di non rientrare a casa perché voi avete stabilito di colpire a casaccio gli sfortunati che vi capitano a tiro. Non c’è ideologia, non c’è spiegazione, non c’è giustificazione che possa essere solo lontanamente plausibile. Se fossimo colpiti noi genitori lasceremmo i nostri figli orfani. Se fossero colpiti i nostri figli saremmo morti anche noi. Puntate dritto al cuore dell’ignaro inerme e magari figurate come eroi agli occhi dei vostri pazzi. voi scritto minuscolo perché non siete all’altezza, voi che non meritereste nemmeno di essere menzionati, voi che vi godete le reazioni di disperazione generate dalle vostre deprecabili azioni. Guardatevi dal vostro dio perché se siete a sua immagine e somiglianza mi aspetto che vi faccia lo sgambetto non appena vi distrarrete, magari mentre accompagnate i vostri figli in gita. Siamo in guerra, dunque? Preferisco i soldati che avanzano in trincea nella speranza di ritornare a casa sani e salvi ad abbracciare i propri cari. Almeno rispettano il valore profondo della Vita, almeno combattono per un ideale comprensibile. Quello che fate voi non si capisce, non può essere condiviso. Il vostro diktat è la violenza per diffondere il terrore. Vorrei rispondere che noi non ci piegheremo, ma è difficile non avere paura, soprattutto se sei garante di vite altrui. Preferisco la guerra perché saranno i soldati a difenderci da quelli come voi.

La funzione repeat.

È da un po’ che rifletto sul significato. Dell’inizio, della fine, di tutto quello che sta in mezzo, di cosa faccio per dare significato a quello che sta in mezzo, di come le soddisfazioni, l’amore, la ricerca, gli obiettivi possano essere tacitate, spezzato, interrotta, spenti. Chi stabilisce la misura della felicità? Chi è più felice? Chi più fortunato? Chi si merita di essere felice e fortunato? E soprattutto: chi non se lo merita? Sto cercando parole che in realtà non esistono. Vorrei crogiuolarmi in uno stato di vigilia perenne, vorrei poter imprimere nella memoria il panorama mozzafiato che osservo ora, vorrei che esistesse sempre la possibilità di pigiare “play” sul lettore della vita senza che il dvd a lungo andare si consumasse. Tutto può essere meraviglioso e sfuggire al contempo. Forse te ne accorgi quando hai dei figli. Forse te ne accorgi quando guardi un quadro e vedi che la cornice è incrinata.  Ma poi pensi che il quadro va vissuto e che va bene così.

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